giovedì 4 luglio 2019

Progetto "Classe Italiano L2"

DA ATTUARE A PARTIRE DALL'ANNO SCOLASTICO 2019/2020

PROGETTO Classe Italiano L2


La lingua di studio per alunni non italofoni di una scuola secondaria di I o II grado

A cura di Napolitano Luigi, docente di lettere specializzato in didattica dell’italiano a stranieri 





Introduzione

Il progetto “Classe Italiano L2” da una parte punta a facilitare gli apprendimenti disciplinari degli alunni non italofoni, dall’altra promuove attività per rinforzare e potenziare le competenze linguistiche e la competenza imparare a imparare degli alunni italofoni. 
Sinteticamente quali attività sono previste? L’intera classe viene coinvolta nella produzione di materiale o nella semplificazione di pagine dei libri di testo destinati al compagno o ai compagni non italofoni neoarrivati. E’ necessario che gli alunni non italofoni abbiano raggiunto almeno un livello A2 (elementare).
In una prima fase il docente provvede alla formazione della classe sui criteri per la semplificazione o la produzione di un testo scritto e orale. In una seconda fase si passa alla produzione di materiale, che non è solo utile alla classe che aderisce al progetto, ma può essere messo a disposizione anche di tutta la scuola, in particolare dei laboratori di italiano come L2. Può essere valido anche per gli alunni con disabilità. 
Prima di procedere bisogna precisare un aspetto: il bilinguismo va valorizzato, sono importanti il mantenimento e il consolidamento della L1, perché facilitano l’apprendimento della L2. 


La lingua dello studio

Uno studente non italofono, in base al protocollo d’accoglienza dell’istituto scolastico a cui si rivolge, viene inserito in una determinata classe. Nella prima fase avvengono l’alfabetizzazione in italiano e l’acquisizione della lingua della prima comunicazione. In una seconda fase occorre fornirgli gli strumenti per seguire le lezioni, studiare e leggere i libri di testo; insomma avviene l’apprendimento della lingua dello studio. Purtroppo questa seconda fase può essere sottovalutata e non curata dai docenti, in alcuni casi addirittura l’alunno viene abbandonato a se stesso, pertanto accumula svantaggio e ritardo rispetto ai suoi compagni. 
Che cos’è la lingua dello studio precisamente? Roberta Grassi, nel suo saggio Compiti dell’insegnante disciplinare in classi plurilingue: la facilitazione dei testi, scrive: “si tratta dell’insieme di competenze linguistiche e comunicative che permettono all’allievo, già in possesso di alfabetizzazione di base, di padroneggiare i sottocodici delle diverse materie scolastiche, nonché le abilità comunicative richieste in ambito scolastico dalle materie disciplinari, e di acquisire i concetti legati alle discipline di studio”. 
Secondo Graziella Favaro i bisogni linguistici degli alunni comprendono nell’ordine la lingua per comunicare, la lingua per narrare, la lingua per studiare e la lingua per riflettere sulla lingua. 
Il docente come può facilitare l’apprendimento della lingua dello studio, ossia la lingua astratta e decontestualizzata delle discipline e dei libri di testo?  
I contenuti e le strutture vanno presentati in modo graduale, pertanto lingua orale e lingua scritta subiscono una semplificazione fino a giungere all’apprendimento delle microlingue  delle discipline, che gli permettono di avere gli stessi strumenti concettuali e conoscitivi dei suoi compagni italiani, pertanto le stesse opportunità di mettere a frutto le sue capacità nella vita. 
I compagni italofoni potranno essere coinvolti in piccoli gruppi o singolarmente, in classe o a casa, con la supervisione del docente specializzato in didattica dell’italiano come L2, nella produzione di testi semplificati destinati al compagno non italofono. I testi prodotti possono entrare a far parte di un archivio da condividere con le altre classi. 
Prima di affrontare la lingua dello studio, l’alunno deve possedere una chiara conoscenza dell’organizzazione della scuola:
conoscere gli orari, gli spazi e le attività di ciascuna disciplina;
riconoscere i ruoli che hanno gli adulti presenti nell’edificio scolastico;
conoscere il significato dei seguenti termini: spiegazione, lezione, interrogazione, verifica, test, ricerca, compiti per casa, tema, riassunto e dettato;
comprendere il significato dei voti e dei giudizi degli insegnanti.
Si tratta di conoscenze che andrebbero acquisite nei laboratori linguistici oppure coinvolgendo la sua classe nella produzione di materiale che tratti i punti sopraelencati con immagini e linguaggio semplice e schematico. 
La scelta del materiale di studio ha un peso sia per gli studenti madrelingua sia per i non italofoni, in quanto l’apprendimento avviene solo se il materiale proposto è al loro livello. Ricordiamo, a tal proposito, la teoria di Krashen: l’input deve essere comprensibile e deve essere collocato nell’ordine naturale di acquisizione immediatamente successivo all’input già acquisito. Tutto il pregresso è condizione necessaria per una nuova acquisizione, ma anche sufficiente perché una successiva acquisizione avvenga. 
Attenzione, bisogna tener conto in fase di verifica del divario che può esserci tra abilità di comprensione e abilità di produzione, per cui è possibile che un allievo abbia compreso e acquisito determinati contenuti, ma non sia in grado di produrre un testo relativo a essi. 


Il livello di competenza linguistica e comunicativa dell’alunno non italofono

Occorre un’attenta analisi delle competenze linguistiche e comunicative possedute da un alunno, per procedere con la semplificazione dei testi orali e scritti. Analizziamo due livelli: A2 e B1. Ricordiamo che per tutte le lingue sono stati stabiliti sei livelli secondo il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), un sistema descrittivo impiegato per valutare le abilità conseguite da chi studia una lingua straniera europea e per indicare il livello di un insegnamento linguistico negli ambiti più disparati. 
A2 è il livello elementare, mentre B1 è il livello intermedio o di soglia. 
Per i descrittori dei due suddetti livelli, facciamo riferimento al Sillabo della certificazione Plida, il documento che descrive le abilità e le competenze che i candidati devono dimostrare di possedere per superare gli esami dei sei livelli. Il Plida è una certificazione linguistica rilasciata dalla Società Dante Alighieri e destinata a minorenni e ad adulti non italofoni sia in Italia sia all’estero. 

LIVELLO A2

Il test PLIDA di livello A2 ha l’obiettivo di verificare se il candidato riesce a comprendere frasi isolate ed espressioni di uso frequente relative ad ambiti di immediata rilevanza (ad es. informazioni di base sulla persona e sulla famiglia, acquisti, geografia locale, lavoro). Riesce a comunicare in attività semplici e di routine che richiedono solo uno scambio di informazioni semplice e diretto su argomenti familiari e abituali. Riesce a descrivere in termini semplici aspetti del proprio vissuto e del proprio ambiente ed elementi che si riferiscono a bisogni immediati.

Produzione orale
È in grado di descrivere e presentare in modo semplice persone, condizioni di vita o di lavoro, compiti quotidiani, di indicare cosa piace o non piace ecc. con semplici espressioni e frasi legate insieme, così da formare un elenco.

Produzione scritta
È in grado di scrivere una serie di semplici espressioni e frasi legate da semplici connettivi quali e, ma e perché.

Comprensione orale
È in grado di comprendere espressioni riferite ad aree di priorità immediata (ad es. informazioni basilari sulla persona e sulla famiglia, acquisti, geografia locale e lavoro), purché si parli lentamente e chiaramente.

Comprensione di un testo scritto
È in grado di comprendere testi brevi e semplici di contenuto familiare e di tipo concreto, formulati nel linguaggio che ricorre frequentemente nella vita di tutti i giorni o sul lavoro. 

Interazione orale
È in grado di comunicare in attività semplici e compiti di routine, basati su uno scambio di informazioni semplice e diretto su questioni correnti e usuali che abbiano a che fare con il lavoro e il tempo libero. Gestisce scambi comunicativi molto brevi, ma raramente riesce a capire abbastanza per contribuire a sostenere con una certa autonomia la conversazione.

Interazione scritta
È in grado di scrivere brevi e semplici appunti, relativi a bisogni immediati, usando formule convenzionali.

Strutture linguistiche 
Fonetica, ortografia, punteggiatura. Pronuncia e ortografia di: <gl> ([Ì:] come in figlio e [gl] come in negligente); <gn> ([μ:] come in bagno) – Pronuncia e ortografia delle seguenti consonanti sorde e sonore: opposizione di coppie minime come in /p/ - /b/ (palla / balla), /f/ - /v/ (foce / voce), /t/ - /d/ (tento - tendo), /k/ - /g/ (pacato - pagato), /tß/ - /dΩ/ (cielo - gelo), /kw/ - /gw/ (quanto / guanto) – Pronuncia e ortografia delle consonanti doppie nei casi in cui l’opposizione genera due parole diverse di uso comune (tipo pala / palla, nona / nonna, caro / carro) – L’accento nella pronuncia delle parole italiane: parole sdrucciole (tipo càpita) e parole bisdrucciole (tipo càpitano). L’accento nella grafia delle parole italiane: accento grafico sulle parole tronche – Uso del punto e della virgola – Intonazione della frase affermativa. 
Morfologia e sintassi 
Nomi comuni 
Altre uscite regolari del maschile e del femminile (nomi maschili e femminili in –e, tipo il dente, la gente; nomi femminili in -i, in -tà e in -tù, tipo la crisi, la verità, la virtù; passaggio dal maschile al femminile, tipo il collega, il poeta / la collega, la poetessa; il padrone, lo studente / la padrona, la studentessa; il lettore / la lettrice) – Altri plurali regolari (nomi singolari in -e, plurali in -i, tipo il cane, la canzone / i cani, le canzoni; nomi singolari in -a, plurali in -i, tipo il problema / i problemi). 
Aggettivi a due uscite (maschile e femminile singolare in -e, maschile e femminile plurale in -i, tipo veloce, veloci) – Aggettivi a tre uscite (maschile e femminile singolare in -a, maschile plurale in -i, femminile plurale in -e, tipo entusiasta, entusiasti, entusiaste). 
Verbi 
I verbi “ausiliari”: avere e essere – Il participio passato (solo nella formazione dei tempi composti) – L’indicativo passato prossimo – Accordo del participio passato nel passato prossimo con essere (tipo Marco è stato buono / Claudia e Anna sono state buone) – L’indicativo futuro semplice – Il gerundio presente (con il verbo stare, tipo sto mangiando) – Verbi riflessivi (conoscenze elementari che consentano di adoperare, anche in modo approssimativo, alcune voci di verbi riflessivi di largo uso, tipo io mi lavo, tu ti vesti, voi vi chiamate) – Verbi senza soggetto: verbi atmosferici e descrizioni del clima (tipo piove e fa freddo) – Verbi regolari (e irregolari o difficili di largo uso: avere, andare, bere, dare, dire, dovere, essere, fare, mettere, parere, piacere, potere, sapere, stare, uscire, togliere, volere, venire) nei tempi e modi sopra indicati. 
Pronomi e aggettivi pronominali 
Pronomi allocutivi (lei / voi) – Pronomi personali complemento tonici (me, te, lui, lei, sé, noi, voi, loro) – Aggettivi e pronomi possessivi: tutte le persone – uso dell’articolo con gli aggettivi possessivi. 
Numerali cardinali da ventuno in poi. 
Preposizioni. Funzioni e valori principali delle preposizioni a (per indicare il destinatario dell’azione del verbo: Voglio scrivere a Luigi; il vantaggio o lo svantaggio: L’alcool fa male al fegato), di (per indicare la specificazione: la casa di Michele, la sorella di Gina; l’autore o l’inventore di qualcosa: la Divina Commedia di Dante; un argomento di discussione: Gianni parla spesso di cinema; la materia di cui è fatto un oggetto: un anello d’oro), in (per indicare un mezzo: vado al lavoro in macchina) – Le preposizioni articolate (al, allo, ai, del, nella, negli, sul, tra il, per la, ecc.). 
Avverbi di tempo: ora, adesso, subito, allora, prima, dopo, poi, sempre, mai, ogni tanto, spesso, presto, tardi – Avverbi di quantità: poco, molto, tanto, troppo. 
Tipi di frasi: coordinate introdotte da e, discorso diretto, temporali introdotte da quando e mentre. 
Lessico. Nomi di paesi e aggettivi di nazionalità – Tempo atmosferico – Viaggio (alloggi, trasporto, ecc.) – Pesi e misure – Negozi: costo degli articoli, acquisti – Nomi di oggetti di uso quotidiano – Nomi di mestieri comuni – Abbigliamento. 

LIVELLO B1

Il test PLIDA di livello B1 ha l’obiettivo di verificare se il candidato è in grado di comprendere i punti essenziali di messaggi chiari in lingua standard su argomenti familiari che affronta normalmente al lavoro, a scuola, nel tempo libero ecc. Se la cava in molte situazioni che si possono presentare viaggiando in una regione dove si parla la lingua in questione. Sa produrre testi semplici e coerenti su argomenti che gli siano familiari o siano di suo interesse. È in grado di descrivere esperienze e avvenimenti, sogni, speranze, ambizioni, di esporre brevemente ragioni e dare spiegazioni su opinioni e progetti.

Produzione orale
È in grado di produrre, in modo ragionevolmente scorrevole, una descrizione semplice di uno o più argomenti che rientrano nel suo campo d’interesse, strutturandola in una sequenza lineare di punti.

Produzione scritta
Su una gamma di argomenti familiari che rientrano nel suo campo d’interesse è in grado di scrivere testi lineari e coesi, unendo in una sequenza lineare una serie di brevi espressioni distinte.

Comprensione orale
È in grado di comprendere i punti salienti di un discorso chiaro in lingua standard che tratti argomenti familiari affrontati abitualmente sul lavoro, a scuola, nel tempo libero ecc., compresi brevi racconti.

Comprensione di un testo scritto
È in grado di leggere testi fattuali semplici e lineari su argomenti che si riferiscono al suo campo d’interesse raggiungendo un sufficiente livello di comprensione.

Interazione orale
È in grado di utilizzare un’ampia gamma di strumenti linguistici semplici per far fronte a quasi tutte le situazioni che possono presentarsi nel corso di un viaggio. Interviene, senza bisogno di una precedente preparazione, in una conversazione su questioni familiari, esprime opinioni personali e scambia informazioni su argomenti che tratta abitualmente, di suo interesse personale o riferiti alla vita di tutti i giorni (ad es. famiglia, hobby, lavori, viaggi e fatti d’attualità).

Interazione scritta
È in grado di trasmettere informazioni e idee su argomenti sia astratti sia concreti, verificare le informazioni ricevute, porre domande su un problema o spiegarlo con ragionevole precisione. È in grado di scrivere lettere e appunti personali per chiedere o dare semplici informazioni di interesse immediato, riuscendo a mettere in evidenza ciò che ritiene importante.

Strutture linguistiche 
In aggiunta a quanto indicato nel livello precedente.
Fonetica, ortografia, punteggiatura. Pronuncia e ortografia di <sc> e <sch> ([sk], come in scuro; [ßß], come in pesce; [sk], come in schiena) – Ortografia delle consonanti doppie – L’accento nella grafia delle parole italiane: accento grafico su alcuni monosillabi (tipo dà, verbo dare / da preposizione; è verbo essere / e congiunzione) – Uso delle maiuscole: all’inizio del periodo e nei nomi propri – Uso del punto interrogativo – Intonazione della frase interrogativa. 
Morfologia e sintassi. Nomi comuni. Genere dei nomi comuni di animale che hanno un’unica forma (tipo balena: il maschio della balena / la femmina della balena). 
Articoli. Differenze fra l’articolo determinativo e l’articolo indeterminativo (tipo Mi presti un libro? Ecco il libro che volevi) – Plurale dell’articolo indeterminativo: il cosiddetto “articolo partitivo” (tipo Ho incontrato degli amici). 
Aggettivi. I gradi dell’aggettivo qualificativo: il comparativo di maggioranza e il superlativo assoluto – Secondo termine di paragone. 
Verbi 
L’indicativo imperfetto – Verbi di terza coniugazione in -sco, tipo io finisco. Come si usano i verbi servili: potere, dovere, volere – Verbi senza soggetto: impersonali tipo bisogna, tocca – Verbi regolari (e irregolari o difficili di largo uso: avere, andare, bere, dare, dire, dovere, esse- re, fare, mettere, parere, piacere, potere, sapere, stare, uscire, togliere, volere, venire) nei tempi e modi sopra indicati. 
Pronomi e aggettivi pronominali 
Pronomi personali complemento atoni (mi, ti, gli, lo, le, la, si, ci, vi, gli, li, le, si) – Posizione dei pronomi atoni – Combinazioni di pronomi atoni: tipo me lo, te lo, glielo, ce lo, ve lo, glielo – Aggettivi e pronomi possessivi: uso dell’articolo con i possessivi – Aggettivi e pronomi dimostrativi: stesso, ciò – Aggettivi e pronomi interrogativi: chi, che cosa e cosa; che, quale e quanto – Aggettivi e pronomi indefiniti: qualche, qualcuno, qualcosa; nessuno, niente e nulla; poco, molto, tanto, troppo. 
Numerali ordinali. 
Preposizioni. Funzioni e valori principali delle preposizioni con (per indicare compagnia o unione: Parlo spesso con la mia vicina di casa; per specificare un mezzo: Vado a Milano con il treno), fra/tra (per indicare un rapporto di compagnia o relazione: Parla pure, qui siamo tra amici), per (per indicare il destinatario di un vantaggio o di uno svantaggio: Lavora molto per i suoi figli; un mezzo: Manderà il progetto per posta elettronica; una sostituzione: Sono venuto io per lui; i limiti di un’affermazione: Per me, non ci sono problemi); su (per indicare un argomento: Ho visto un film sulla prima guerra mondiale). 
Avverbi interrogativi: come? dove? quando? quanto? perché? – Avverbi di tempo: ancora, intanto, già, ormai, non... più – Avverbi di luogo: sopra, sotto, davanti, dietro, dentro, fuori, intorno, su, giù, avanti, indietro, a sinistra, a destra – Altri avverbi di quantità: abbastanza, per niente. 
Tipi di sintagmi 
Indicazioni di tempo: senza preposizioni (tipo Sono arrivato la settimana scorsa), con a (tipo Partirò a settembre), con di (tipo D’inverno fa freddo) – Indicazioni di luogo con in, a, da, per (tipo Sono in casa, Vado al cinema, Pranzo da Giovanni, Vengo dal mare, Passo per il centro). 
Tipi di frasi 
Coordinate introdotte da né, ma, o – Relative aperte da che – Completive aperte dalla congiunzione che – Altri modi di esprimere la frase completiva: di + infinito – Interrogative dirette – Causali introdotte da perché – Periodo ipotetico all’indicativo (realtà). 
Lessico 
Nomi di animali – Attività legate alle vacanze – Attività legate al proprio ambito di studio, di lavoro o di interesse. 


Semplificare la lingua orale

Seguono le indicazioni (da spiegare e fornire agli studenti italofoni) per semplificare la lingua orale nell’esposizione di un argomento di studio:
evitare il monologo frontale, la comprensione è favorita dalla possibilità di interagire;
prediligere termini concreti e di uso comune al posto delle parole astratte, inoltre fornire esempi concreti;
favorire la comprensione grazie alla ripetizione di parole chiave e alla riformulazione delle frasi più importanti, riducendo l’uso di sinonimi e di perifrasi;
presentare un testo o una parola attraverso più modalità: un testo orale e un grafico, un termine e un disegno;
potrebbe essere utile, prima di affrontare un determinato argomento di studio, uno schema dei concetti chiave o una discussione sul tema che si affronterà.


Semplificare la lingua scritta

Ecco le indicazioni da illustrare e fornire agli studenti italofoni per riscrivere un paragrafo del libro di testo oppure per comporlo ex novo:
alcune discipline come la geografia permettono, oltre alla semplificazione, anche una riduzione degli argomenti di studio, mentre per la matematica ogni elemento è indispensabile per l’acquisizione del successivo;
per facilitare la comprensione, il testo scritto va accompagnato con immagini, schemi, mappe, carte geografiche, linee del tempo, oggetti, dimostrazioni e video;
curare il paratesto adottando una impostazione grafica chiara e scegliendo titoli e sottotitoli che contengono le informazioni principali del testo;
preferire termini concreti e di uso comune, quegli specialistici indispensabili vanno spiegati (anche con l’uso di immagini e video);
eliminare dettagli secondari e riorganizzare le informazioni in modo più lineare;
prediligere le proposizioni coordinate a quelle subordinate e la forma attiva dei verbi rispetto a quella passiva, evitare le forme impersonali;
strutturare le frasi in modo semplice seguendo l’ordine soggeto-verbo-complemento;
esplicitare concetti e soggetti, pertanto evitare pronomi e soggetti sottintesi;
evitare modi di dire ed espressioni figurate.
Molto spesso i testi sono concentrati, quindi semplificare non significa accorciare ma diluire le informazioni (riscrivere con frasi brevi, semplici, riformulazione in forma più esplicita, ecc.).
Nella semplificazione di un testo di storia, considerando i descrittori dei livelli A2 e B1, è chiaro che i passati remoti vadano sostituiti da presenti storici.


Dalla semplificazione alla facilitazione del libro di testo

Dal momento in cui l’alunno non italofono fa registrare un certo progresso, si può passare dal testo semplificato al libro di testo, adottando tecniche per la sua facilitazione. Facilitare significa guidare e scomporre le difficoltà senza eliminarle dal testo. Nel suo contributo La semplificazione testuale e le strategie di comprensione, Roberta Grassi scrive che la facilitazione porta al consolidamento di strategie per accrescere la capacità di comprendere autonomamente testi di studio sempre più simili a quelli autentici, inoltre impara a imparare, pertanto fornisce una competenza utile a tutte le discipline e anche agli alunni italofoni. La semplificazione è transitoria, mentre la facilitazione permane come insieme di strategie sia di apprendimento sia di studio. 
Prima di leggere un paragrafo di un libro di testo, può essere utile una fase di pre-lettura:
porre domande per tirare fuori le preconoscenze sia linguistiche sia enciclopedico-contestuali;
fornire e chiarire parole chiave necessarie alla comprensione del testo, anche associandole a immagini;
fornire testi in L1 sull’argomento;
mostrare immagini o video;
portare in classe oggetti che sono presenti nel testo (p.e. bussola e telescopio per un paragrafo di storia sulle invenzioni degli Arabi). 
Nella fase della lettura, si possono introdurre tecniche come le glosse (p.e. … nel cratere, cioè nel buco in cima al vulcano, si forma … ), l’evidenziazione o la sottolineatura, la scansione in sottoparagrafi con titoli e l’aggiunta di immagini a supporto delle informazioni. Dopo la lettura si possono proporre esercizi per verificare la comprensione: domande aperte o chiuse (vero/falso, scelta multipla), griglie da riempire, cloze, completamento di schemi del testo già avviati. 


Conclusioni 

Questo progetto può essere realizzato nell’ambito di una classe di una scuola secondaria di primo o secondo grado. Coinvolge la classe nel processo di piena integrazione del compagno non italofono. 
Sotto la supervisione del docente, gli studenti producono o semplificano materiale teso a far acquisire la lingua dello studio al loro compagno, così facendo riflettono e lavorano non solo sui contenuti disciplinari, ma anche e soprattutto sugli aspetti più strettamente linguistici: lessico, morfologia e sintassi. 


Bibliografia di riferimento

Balboni P., 1994, Didattica dell’italiano a stranieri, Roma, Bonacci Editore. 
CONSIGLIO D’EUROPA, Common European framework of reference for languages (CEFR). Learning, teaching, assessment. Companion Volume with New Descriptors, 2018, disponibile on line in https://rm.coe.int/cefr-companion-volume-with-new-
descriptors-2018/1680787989.
Diadori P. (a cura di), 2015, Insegnare italiano a stranieri, Milano, Le Monnier.
Favaro G., 2011, A scuola nessuno è straniero, Firenze, Giunti. 
Luise M. C. (a cura di), 2003, Italiano lingua seconda: fondamenti e metodi, Perugia, Guerra Edizioni. 
Unità didattiche in pdf del Master di II livello in “Insegnare lingua e cultura italiana a stranieri” presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.